Benvenuti nel blog delle Reti Mercantili Livornesi. mercoledì, Ott 14 2009 

Per prima cosa vorrei indirizzarti sulla pagina “Info” per scoprire quali idee sono alla base di questo progetto.  Nello spazio sottostante (altro…)

Gio Paolo Schulthesius: una necrologia apparsa su “Lo Spettatore”, 1816 venerdì, Ott 4 2013 

Lo Spettatore, 1816, titolo

Schulthesius, necrologia (Lo Spettatore, Milano, 1816), incipit

Tratto da: “Lo Spettatore, ovvero mescolanze di viaggi, di storia, di statistica, di politica, di letteratura e di filosofia, diviso in parte straniera e in parte italiana”, Tomo Sesto, Milano, Presso l’Editore Antonio Fortunato Sella, 1816, Dai Torchi di Giovanni Pirotta, pp.93-95.

L’accademia italiana di scienze, lettere ed arti ha giustamente compianta la morte di Gio. Paolo Schulthesius[1], che nacque in Feckheim, piccolo villaggio del principato di Coburgo, ai 14 di settembre del 1748, e fu segretario della IV classe concernente le belle arti sin dalla prima istituzione in Livorno dell’accademia medesima. Sebbene nativo dell’Alemagna, può dirsi con qualche ragione divenuto italiano, attesoché sin dalla sua adolescenza, e segnatamente nel 1771 avuta occasione propizia d’esser condotto a viaggiar per l’Italia, non la lasciò mai più sino al termine della vita, ammiratore perpetuo della copia dei monumenti della sua antica grandezza ed estimator dell’ingegno e della vivacità naturale de’ suoi coltissimi abitatori. Il gran-duca Leopoldo che lo conobbe giovanissimo in Pisa verso la fine del 1772, benignamente accoltolo, si compiacque di nominarlo istruttore d’alcuni Tedeschi nello studio della Bibbia e della Morale cristiana. Aveva egli già percorsi in patria i rudimenti tutti della latina e della greca letteratura, e massimamente sotto la direzione del bravo Loehlein, versatissimo nell’erudizione sacra e profana. Passato di poi nel 1764 al ginnasio o liceo di Coburgo, e nel 1770 nella celebre università d’Erlangen, onde terminarvi il corso di belle lettere, apparò ancora la teologia, e si perfezionò nella musica, di cui Niccolò suo padre, contrappuntista abilissimo, gli aveva date quasi sin dall’infanzia le prime elementali lezioni sul clavicembalo. Con sì fatto corredo di sapere e colla reputazione ormai stabilitasi di costumi purissimi e intemerati, non dee recar maraviglia se i principali negozianti Alemanni e Olandesi, che per ragion di commercio dimoravano colle loro famiglie in Livorno, lo invitassero ardentemente a colà portarsi da Pisa e fermarvisi in qualità di direttore delle loro coscienze ed interprete de’ libri santi. In questa difficile e faticosa carriera ei corrispose perfettamente alle speranze che si erano di lui concepite. Nè le serie e frequenti, e non di rado affoltate occupazioni del suo ministero, nè le straordinarie ripetute vicende de’ tempi, nè tampoco le domestiche cure, dappoiché si scelse in consorte e dolce compagna della sua vita un’ottima femmina, che ha lasciata sconsolatissima senza prole, non poteron mai distrarlo dalla prediletta lettura dei più accreditati scrittori delle lingue dotte, dei classici più corretti italiani e dei prosatori e poeti in altri idiomi delle nazioni d’Europa, diversi de’ quali ei ben sapeva e scrivere e pronunziare. A questo continuo giornaliero esercizio nella piccola, ma sceltissima biblioteca ch’egli si era formata, dedicava le ore pochissime del suo riposo, e lo avvicendava coi musicali componimenti, tenendosi sempre in corrispondenza coi viventi professori più celebri di musica istrumentale e vocale, principalmente dell’Italia e della Germania, e procurandosi le migliori moderne opere pubblicate di qua e di là dalle alpi in materia di letteratura e di scienze. Unico suo diporto fu sempre quello, sino a che visse sano, di conversare cogli eruditi sì toscani che forestieri, d’informarsi dei libri nuovi nelle più cospicue tipografie di Livorno e di Pisa, di giovarsi delle amichevoli corrispondenze dei professori più insigni dello studio Pisano, e di godere spessissimo del prezioso tesoro della libreria Poggialiana, ricca di codici e di edizioni rarissime d’opere a stampa e massimamente del secolo XV, non meno che d’una collezione di stampe incise dai più valenti calcografi. Dal carteggio trovatosi fra le schede di quest’uomo raro per la riunione dell’eccellenti e caratteristiche qualità di mente e di cuore, si manifesta in quanta estimazione esso fosse presso dei letterati di maggior rinomanza, e quanto ei si studiasse di promuovere la teoria e la pratica della musica. Filosofo a un tempo e compositore egregio in quest’arte veramente divina, suggeriva ai professori della medesima quanto facesse mestieri non traviarla con falso gusto dal suo unico scopo, quale si è quello non di piacere allo spirito, ma di muovere il cuore. Delle varie suo opere intorno a tale argomento, applaudita in ispecial modo dagl’intendenti fu la dissertazione sulla musica da chiesa, con cui si chiude la seconda parte del primo volume d’atti e memorie divulgatesi nel 1810 dalla prelodata accademia. Sono in quella dipinti a vivi colori i sentimenti religiosissimi dell’autore quando segna i confini della musica destinata all’ecclesiastica liturgia e all’espansione del cuore umano cantandosi la gloria dell’Onnipotenza nel tempio augusto di Dio. Il testo e le note che servono ad illustrarla, stabiliscon le regole e i precetti da seguitarsi non solamente nella melodia o cantofermo ecclesiastico, ma eziandio nel canto a più voci, o nell’armonia come dicesi polifonica e concertata. Vi si notano, partitamente le differenze che passano tra le quattro specie di musica, cioè, da camera, da teatro, da caccia o da guerra e finalmente da chiesa. Non vi si risparmiano i mancamenti introdotti nell’ultima da alcuni maestri di cappella, e massime quello di moda corrente, e vale a dire l’abbandono delle fughe nobili e dignitose, proscritte dal Dilettante Rousseau, ed in vece di queste pedantesche ripetizioni delle medesime voci. Nulla d’affettato, tutto grande e sublime, poco solletico dell’orecchio, il modo armonico detto minore a preferenza del maggiore; i toni cromatici ed enarmonici; non mai brevi ritmi, né piccole misure di tempo (ad eccezione di qualche caso particolare di lirica drammatica sacra, o dei così chiamati oratorj); i mottetti ed i cori sempre allusivi alle parole della scrittura santa e particolarmente dei cantici dei profeti; il canto semplice o melodioso non accompagnato dagl’istrumenti, eccetto l’organo e l’arpa Davidica maestosamente suonata; e varie altre filosofiche riflessioni aggiunte a proposito, ed avvalorate dall’autorità dei maestri primarj di musica, tra i quali il Pergolesi, il Durante, il Jomelli, il Perez, l’Haydn, l’Hiller, lo Zingarelli, Bach, Mozart e pochi altri, formano i sommi capi e gli articoli fondamentali del codice musicale del vero stile da chiesa. Finisce l’A. col desiderio d’una convenevol riforma dei molti abusi introdotti dai cantanti nella casa di Dio, e del possibile perfezionamento dell’organo dietro alla tracce del clavicimbalo e del clavicilindro di Cladny, recentissimo promotor dell’Acustica, non meno che lodatore delle VIII cantate Omelie, che venute dalla Grecia in Italia vogliono nominarsi ambrosiane. Alla lettura di certi bellissimi passi di questa finissima analisi dei caratteri e della maestà della musica sacra, non può a meno di non esacerbarsi il dolore della morte immatura, accaduta il 13 dell’aprile decorso dopo trista e lunghissima malattia convertitasi in tabe, d’un filosofo e artista così consumato nel saper separare l’intima essenza, in cui consiste la vera musicale bellezza, dagli accidenti che l’accompagnano, dai vezzeggiamenti non suoi e dai falsi abbellimenti che la deturpano. Aggiungasi che quello scritto, modesto sì, ma più eloquente e più schietto d’una iscrizion lapidaria, è altresì una pittura fedele delle morali virtù dell’autore; imperocché leggendolo vi si scorge l’amico costante e sincero, la pulitezza, la cortesia, la severità del costume, l’affabilità, il sensato e nobil contegno, l’onesto brio, e più di tutto l’incessante amor dei suoi simili.

                                                                                                                                 Dalle N. L. di F.


[1] Questo dottissimo Tedesco, di cui l’Italia, divenuta sua patria adottiva, piange anch’essa la perdita, adornava di tratto in tratto lo Spettatore di qualche suo articolo. Suo lavoro sono, fra gli altri, le interessanti notizie riguardanti la letteratura alemanna, inserite ne’ precedenti quaderni.

                                                                                                                                                                            (Lo Spett.)

 

-> Scarica in formato PDF: Necrologia di Gio. Paolo Schulthesius.

2011 in review lunedì, Gen 2 2012 

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

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Click here to see the complete report.

Buon Natale 2011 sabato, Dic 24 2011 

Tanti Auguri di Buon Natale a tutti gli iscritti e ai 5000 visitatori appena superati qualche giorno fa!
Grazie.

Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno: chi lo ha finanziato? (parte 4) venerdì, Set 23 2011 

Ecco la quarta ed ultima parte dell’articolo dedicato al finanziamento per la costruzione del Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (1862-1864). Le precedenti tre parti sono state dedicate ai contributori membri della Congregazione, ai livornesi non membri e ai contributori “stranieri”. Questa quarta sezione focalizza invece sulla lista dei capitani dei bastimenti che frequentavano Livorno e che hanno deciso, o sono stati convinti, a contribuire per l’edificazione del Tempio.

Le donazioni sono mediamente piú basse di quelle viste finora tranne in due o tre casi che (altro…)

Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno: chi lo ha finanziato? (parte 3) sabato, Set 10 2011 

Ecco la terza e penultima parte dell’articolo dedicato al finanziamento per la costruzione del Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (1862-1864). Le precedenti due parti sono state dedicate ai contributori membri della Congregazione e ai livornesi non membri. Questa terza sezione focalizza invece sulla lista dei donatori “stranieri” ed è composta da un gran numero di istituzioni, individui e organizzazioni di mezza Europa ed alcune sul territorio italiano (Firenze, Milano, Genova, Carrara…).

I primi nominativi sono quelli dell’organizzazione protestante Gustav Adolf Verein in varie localitá del centro Europa. Il nome deriva da quello del Re di Svezia Gustavo Adolfo II e fu fondata nel 1832 a Lipsia come organizzazione assistenziale, principalmente impegnata nell’aiuto delle minoranze protestanti in vari paesi e incoraggiante il dialogo con le altre confessioni. Seguono alcune congregazioni e societá evangeliche tedesche, svizzere e quella di Firenze, vari enti governativi tedeschi (Amburgo, Brema e Hannover) e una serie di cittá dove sono state effettuate collette e raccolte di denaro, tra le quali si distinguono Rotterdam e Ginevra per la particolare generositá.

Vi sono poi due donazioni individuali di particolare pregio, quella della (altro…)

Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno: chi lo ha finanziato? (parte 2) giovedì, Set 8 2011 

Questa è la seconda parte dell’articolo dedicato al finanziamento per la costruzione del Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (1862-1864). La prima parte era dedicata alla presentazione della lista dei contributori che erano anche membri della Congregazione stessa, questa lista invece presenta i contributori livornesi non membri. (altro…)

Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno: quanto è costato? mercoledì, Set 7 2011 


Continuando sull’argomento della costruzione del Tempio Olandese-Alemanno di Livorno, il fascicoletto citato in questo post contiene una sezione relativa alle spese affrontate per questo progetto. Ecco quindi il documento, di indubbio interesse storico. Tutte le cifre sono espresse in (altro…)

Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno: chi lo ha finanziato? (parte 1) mercoledì, Set 7 2011 

Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno fu costruito negli anni 1862-1864 su progetto dell’architetto Dario Giacomelli, in stile neogotico. Alla Biblioteca Labronica di Livorno abbiamo trovato un fascicolo intitolato “Rendimento di conti delle entrate e spese avute dalla congregazione olandese-alemanna di Livorno per l’edificazione della chiesa”  del 1867, 3 anni dopo la costruzione dell’edificio. Questo libretto rappresenta un interessante pezzetto di storia essendo una sorta di fotografia della comunita’ protestante livornese della seconda meta’ dell’Ottocento, e comprende una serie di liste di contributori che parteciparono al finanziamento del tempio e una lista della spesa totale per la sua costruzione.

In questa prima parte presento la lista degli oltre 54 contribuenti, composta da coloro (altro…)

La Camera di Commercio di Livorno: breve nota sulle origini. giovedì, Set 1 2011 

Come ci raccontano Vittorio Marchi e Ugo Canessa nella loro mastodontica opera di 4 volumi sulla Storia della Camera di Commercio di Livorno(*), un antenato di questa istituzione puo’ essere identificato nella Deputazione formata dal Governatore della citta’, dai Consoli e da almeno quattro mercanti, creata nel 1642 per volonta’ del Granduca di Toscana. La Deputazione venne poi riformata nel 1692 e, dal 1717, venne chiamata Deputazione del Commercio o Consiglio del Commercio. In questo periodo i Deputati eletti erano otto, meta’ Toscani e meta’ stranieri: (altro…)

E’ il 1644* l’anno di fondazione dell’Antico Cimitero degli Inglesi di Livorno? Il testamento di Daniel Oxenbridge. martedì, Ago 23 2011 

* Nuovo Stile

Come chiunque puo’ verificare recandosi a Livorno, in Via Verdi, presso l’ingresso della “Misericordia” e dell’Antico Cimitero degli Inglesi, il Comune ha indicato il sito storico-monumentale con un piccolo pannello marrone che stabilisce il 1737 come anno di fondazione del cimitero. Questa data e’ sempre stata contestata dagli storici, visto anche che la prima lapide risale al 1646, ma alcuni avevano avanzato l’ipotesi che le tombe piu’ antiche fossero in realta’ state trasportate da ville private e messe nel cimitero a una data posteriore o coincidente con la data dell’autorizzazione ufficiale. L’evidenza suggerisce pero’ che questa spiegazione sia quantomeno inaccurata e che il cimitero sia stato fondato (altro…)

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